Leopardi. Il passero solitario - testo e analisi sintetica


Il passero solitario  

La poesia è collocata prima dell'infinito, ma vari elementi impediscono di ritenere che sia stata composta nella stagione dei primi Idilli: la struttura metrica, che è quella propria dei “grandi idilli” del 28-30 (strofe libere di endecasillabi e settenari, mentre i primi sono tutti in endecasillabi sciolti) e il fatto che compaia solo nell'edizione napoletana del 1835. D'altra parte però un appunto sul “passero solitario” si trova in un elenco di possibili argomenti di Idilli del 19 - 20. Forse Leopardi riprese e elaborò anni più tardi uno spunto che risaliva agli anni giovanili. La collocazione in posizione iniziale può essere spiegata in base alla tematica, che è vicina a quella giovanile (infelicità individuale contrapposta alla gioia degli altri.

Si nota una simmetria rovesciata nella disposizione dei temi: strofa 1: solitudine del passero -  la festa degli uccelli -  Il passero non cura i divertimenti; strofa 2: il poeta non cura divertimento, riso e amore - Festa dei Giovani - solitudine del poeta. 

XI - IL PASSERO SOLITARIO


 


D'in su la vetta della torre antica,
Passero
solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'
aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

 

 - La torre che si alza nel cielo evoca un’idea di infinito alla suggestione contribuisce anche l'antichità della torre, perché “L'Antico è un principalissimo ingrediente delle sublimi sensazioni” “L'Antico produce una sensazione e indefinita, l'idea di un tempo indeterminato, dove l'anima si perde” (Zibaldone 1 agosto 1821).

 

 

 

  - collocazione simmetrica, in forte rilievo all'inizio del verso dei due pronomi personali 

 -  fitta presenza di immagini vaghe e indefinite: il canto del passero si allarga in uno spazio indeterminato (complemento di luogo vago); l’impressione di vastità del canto che si diffonde nello spazio è resa dalla fitta presenza di vocali “a” soprattutto toniche, ampliate ulteriormente dalle consonanti che seguono (nasali, Liquide o fricative) 

 -  temi: giovinezza gioia festa primavera, compaiono sia nella prima strofa, a proposito del passero, sia nella seconda proposito del poeta;

  -  nella seconda strofa ritornano le sensazioni vaghe e indefinite, soprattutto i suoni lontani che si diffondono nell'aria.

 

 

 

 

  -  l'ultima parte della seconda strofa segna un forte contrasto tra la solitudine del poeta e la gioia giovanile della festa, ma qui non prevale il linguaggio negativo del vero, continua invece il linguaggio dell’immaginare.

ritorna il suono ampio delle “a” seguite da nasali, vibranti ecc.; le soluzioni stilistiche ci forniscono un indizio: per quanto solitaria e priva di gioia, la giovinezza per Leopardi è pur sempre la stagione privilegiata, l'età del vero è la vecchiaia …

 

… infatti il linguaggio del vero compare nella seconda parte dell'ultima strofa dedicata proprio alla vecchiaia del poeta

. la sintassi è più ampia e complessa; interrogativi, esclamazioni, anafore incalzanti rendono i versi più drammatici; mancano termini vaghi e suggestivi, sostituiti da parole negative: vecchiezza, detestata, muti, voto, noioso, tetro, sconsolato.

 

 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

Movimenti e generi: la crisi del Positivismo

LEOPARDI, LA TEORIA DEL PIACERE

Pascoli - Nebbia - Esercizio di analisi del testo