Leopardi. Il passero solitario - testo e analisi sintetica
Il passero solitario
La poesia è collocata prima dell'infinito, ma vari elementi impediscono di ritenere che sia stata composta nella stagione dei primi Idilli: la struttura metrica, che è quella propria dei “grandi idilli” del 28-30 (strofe libere di endecasillabi e settenari, mentre i primi sono tutti in endecasillabi sciolti) e il fatto che compaia solo nell'edizione napoletana del 1835. D'altra parte però un appunto sul “passero solitario” si trova in un elenco di possibili argomenti di Idilli del 19 - 20. Forse Leopardi riprese e elaborò anni più tardi uno spunto che risaliva agli anni giovanili. La collocazione in posizione iniziale può essere spiegata in base alla tematica, che è vicina a quella giovanile (infelicità individuale contrapposta alla gioia degli altri.
Si nota una simmetria rovesciata nella disposizione dei temi: strofa 1: solitudine del passero - la festa degli uccelli - Il passero non cura i divertimenti; strofa 2: il poeta non cura divertimento, riso e amore - Festa dei Giovani - solitudine del poeta.
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- La torre che si alza nel cielo evoca un’idea di infinito alla suggestione contribuisce anche l'antichità della torre, perché “L'Antico è un principalissimo ingrediente delle sublimi sensazioni” “L'Antico produce una sensazione e indefinita, l'idea di un tempo indeterminato, dove l'anima si perde” (Zibaldone 1 agosto 1821).
- collocazione simmetrica, in forte rilievo all'inizio del verso dei due pronomi personali - fitta presenza di immagini vaghe e indefinite: il canto del passero si allarga in uno spazio indeterminato (complemento di luogo vago); l’impressione di vastità del canto che si diffonde nello spazio è resa dalla fitta presenza di vocali “a” soprattutto toniche, ampliate ulteriormente dalle consonanti che seguono (nasali, Liquide o fricative) - temi: giovinezza gioia festa primavera, compaiono sia nella prima strofa, a proposito del passero, sia nella seconda proposito del poeta; - nella seconda strofa ritornano le sensazioni vaghe e indefinite, soprattutto i suoni lontani che si diffondono nell'aria.
- l'ultima parte della seconda strofa segna un forte contrasto tra la solitudine del poeta e la gioia giovanile della festa, ma qui non prevale il linguaggio negativo del vero, continua invece il linguaggio dell’immaginare. ritorna il suono ampio delle “a” seguite da nasali, vibranti ecc.; le soluzioni stilistiche ci forniscono un indizio: per quanto solitaria e priva di gioia, la giovinezza per Leopardi è pur sempre la stagione privilegiata, l'età del vero è la vecchiaia …
… infatti il linguaggio del vero compare nella seconda parte dell'ultima strofa dedicata proprio alla vecchiaia del poeta . la sintassi è più ampia e complessa; interrogativi, esclamazioni, anafore incalzanti rendono i versi più drammatici; mancano termini vaghi e suggestivi, sostituiti da parole negative: vecchiezza, detestata, muti, voto, noioso, tetro, sconsolato.
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