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Visualizzazione dei post da settembre, 2016

Leopardi: le parole poetiche (citazioni dallo Zibaldone)

Leopardi - Il vago e indefinito, le parole poetiche (citazioni dallo Zibaldone) Le parole lontano, antico, e simili sono poeticissime e piacevoli, perchè destano idee vaste, e indefinite, e non determinabili e confuse. . (25. Sett. 1821.) [p. 1798, 28 settembre 1821] Le parole notte notturno ec. le descrizioni della notte ec. sono poeticissime, perchè la notte confondendo gli oggetti, l’animo non ne concepisce che un’immagine vaga, indistinta, incompleta, sì di essa, che quanto ella contiene. Così oscurità, profondo.ec. ec. (28. Sett. 1821.)

Leopardi: il vago e l'indefinito (dallo Zibaldone)

IL VAGO E L'INDEFINITO (Zibaldone 514 -1 6)Da fanciulli, se una veduta, una campagna, una pittura, un suono ec. un racconto, una descrizione, una favola, un'immagine poetica, un sogno, ci piace e diletta, quel piacere e quel diletto è sempre vago e indefinito: l'idea che ci si desta è sempre indeterminata e senza limiti: ogni consolazione, ogni piacere, ogni aspettativa, ogni disegno, illusione ec. (quasi anche ogni concezione) di quell'età tien sempre all'infinito: e ci pasce e ci riempie l'anima indicibilmente, anche mediante i minimi oggetti. Da grandi, o siano piaceri e oggetti maggiori, o quei medesimi che ci allettavano da fanciulli, come una bella prospettiva, campagna, pittura ec. proveremo un piacere, ma non sarà più simile in nessun modo all'infinito, o certo non sarà così intensamente, sensibilmente, durevolmente ed essenzialmente vago e indeterminato. Il piacere di quella sensazione si determina subito e si circoscrive: appena comprendiamo [1] q...

LEOPARDI, LA TEORIA DEL PIACERE

LEOPARDI, LA TEORIA DEL PIACERE Le riflessioni sul piacere e l'indefinito prendono l'avvio nel luglio del 1820, continuando poi negli anni successivi. Costituiscono il nucleo centrale della poetica di Leopardi. La felicità coincide con il piacere. L’uomo desidera il piacere in sé, un piacere intenso e illimitato, impossibile da raggiungere: non potrà perciò raggiungere la soddisfazione per mezzo dei singoli piaceri.  Le citazioni sono tratte dallo Zibaldone 353. Il sentimento della nullità di tutte le cose, la insufficienza di tutti i piaceri a riempirci l'animo, e la tendenza nostra verso un infinito che non comprendiamo, forse proviene da una cagione semplicissima, e più materiale che spirituale. L'anima umana (e così tutti gli esseri viventi) desidera sempre essenzialmente e mira unicamente, benché sotto mille aspetti, al piacere, ossia alla felicità, che considerandola bene, è tutt'uno col piacere. Questo desiderio e questa tendenza non ha limiti, perch'è ...